venerdì 10 luglio 2009

Paese-Emergenza

I giornali esteri sono sorpresi, in questi giorni, dalle capacita' organizzative degli italiani. Da un punto di vista della logistica e delle infrastrutture sono riusciti a organizzare il G8 in modo impeccabile, nonostante la zona sia terremotata e la decisione dello spostamento dalla Sardegna sia stata improvvisa e piuttosto recente. Il New York Times conclude: l'Italia e' un paese piu' abituato a gestire le emergenze che strategie di lungo periodo. Mai conclusione fu piu' azzeccata. Mi viene da pensare a cosa potrebbe diventare l'Italia se, oltre a essere efficace nella gestione delle emergenze, fosse altrettanto brillante nella gestione delle strategie di lungo periodo economiche, sociali, politiche, industriali, nelle infrastrutture, nell'energia.

Questo personaggio del 2000, Gianpaolo Tarantini, che organizzava a Giovinazzo festacce nelle quali si pippavano autostrade di coca, pare che grazie all'amicizia con Berlusconi fosse entrato nel magico e dorato mondo della gestione dell'emergenza, vale a dire in quel giro di imprese nelle grazie della Protezione Civile, che notoriamente non fa gare per l'assegnazione di appalti per lavori urgenti, bensi' le sceglie da una lista apposita, nella quale sono state inserite da misteriose mani, secondo misteriosi criteri: c'e' stata una frana, un incendio, un terremoto? Bisogna ricostruire un ponte, un aeroporto, una citta'? La Protezione Civile non perde tempo, chiama un'impresa dalla sua lista magica e il lavoro e' presto fatto. Se mettiamo questi fatti uno dietro l'altro e li ricombiniamo, si capisce perche' l'Italia e' un paese indegno.

1. tutto parte dalla politica, che sceglie di evitare la pianificazione di strategie di lungo periodo. Persino quando decide di pianificare, poi infrange le regole che essa stessa si da', come per esempio a Roma dove approva un Piano Regolatore, poi lascia costruire edifici residenziali in zone destinate a edilizia sportiva in vista dei Campionati del Mondo di Nuoto; la magistratura se ne accorge e mette tutto sotto sequestro e la politica approva una deroga, fa dissequestrare tutto e i lavori continuano, gli affari si concludono, i patti segreti si rispettano.

2. in assenza di pianificazione territoriale, in assenza di regole per le situazioni infrastrutturali critiche, in assenza del rispetto dei criteri antisismici per le costruzioni come e' stato dimostrato a L'Aquila, le calamita' naturali si trasformano in disastri inconcepibili, abbattendosi come stragi sugli innocenti: un terremoto di media entita' distrugge una citta' di 80mila abitanti e ne uccide 3mila; la piena del fiume Sarno uccide 160 persone e cancella due cittadine; un treno carico di gas sfreccia a 90 km/h, di notte, a Viareggio, deraglia, esplode, uccide 24 persone e devasta un intero quartiere.

3. dopo il disastro, interviene la Protezione Civile, sempre piu' somigliante a un'agenzia funebre con potere di appalto. Vigili del fuoco, ambulanze, tendopoli in un primo momento. Poi, bisogna far presto, si chiamano le imprese per la ricostruzione, dalla lista magica, magari quell'impresa con il certificato antimafia, assegnato da un politico poi scopertosi connivente con la mafia, quindi equivalente a un certificato pro-mafia; o magari l'impresa suggerita dal lobbista Tarantini, che magari non meriti tecnici ma ha sborsato un ricco onorario al lobbista, col quale il lobbista organizzara' poi festacce tra Giovinazzo e la Costa Smeralda, nelle quali potra' sniffare altre autostrade di coca.

4. evidentemente in un sistema di questo tipo un imprenditore qualunque, per esempio nel settore energia, cerca di scazzottare con i suoi concorrenti e entrare nella lista magica della Protezione Civile per la gestione delle emergenze, per esempio per ricostruire centrali laddove avvengono incidenti per penuria di fondi per la manutenzione, incidenti che hanno una probabilita' incomparabilmente maggiore di accadere rispetto a una pianificazione energetica nazionale finalmente strutturata, per la quale magari l'imprenditore puo' aspettare anni, decenni, accumulare e stratificare fior di debiti in attesa del via libera a costruire cose magari innovative, pulite e rinnovabili come una
centrale energetica ad aquiloni oppure una centrale a onde marine.

Riepilogando: la politica non fa strategie; in assenza di strategie accadono i disastri; la Protezione Civile, emanazione della politica, gestisce i disastri; le imprese fanno a gara per entrare nel business della gestione dei disastri; si crea un cortocircuito politica-business mediato da rampanti "lobbisti" alla Tarantini; lo status-quo del vizio della gestione dell'emergenza soffoca l'alternativa virtuosa, basata su pianificazione e meritocrazia.

1 commento:

Andrea ha detto...

Grazie, grazie, grazie!
Che bello leggere un pezzo cosi`!
Avrai un nuovo lettore del blog!!!!