martedì 24 novembre 2009

Ermanno da Etterbecca


Sara' banale, ma il proverbio ci vuole: tra i due litiganti, il terzo gode e, aggiungerei, il quarto tribola. Herman Van Rompuy, nato a Etterbeek nel 1947, e' stato nominato, lo scorso giovedi', primo Presidente Permanente del Consiglio Europeo. Quando il Benelux ottiene assegnazioni importanti nell'ambito dell'Unione Europea ci si deve sempre chiedere perche' Francia e Germania vi hanno rinunciato, e di solito le risposte sono di due tipi: 1, non gliene fregava niente; 2, non sono riusciti a spartirsi il bottino in parti uguali.

Accadde quando i paesi membri dell'Unione erano sei e si doveva stabilire il quartier generale delle istituzioni: Parlamento, Commissione, Consiglio. La decisione cadde su Bruxelles, con appendice a Strasburgo per la terza sede del Parlamento, dopo un lungo tira e molla tra Francia e Germania, all'inizio entrambe indifferenti, poi entrambe interessate. Il Belgio subi' questa decisione obtorto collo, perche' l'installazione delle istituzioni nel cuore della capitale avrebbe comportato rivoluzionamenti urbanistici e soprattutto costi che si pensava inaccettabili. In seguito sono arrivati anche benefici, ma intanto il quartiere Schuman e' stato completamente sventrato e oggetto di speculazioni edilizie invereconde.

Accade ancora oggi. Ermanno da Etterbecca ha ottenuto la carica piu' prestigiosa dell'Unione. Dovra' lavorare per mettere d'accordo 27 nazioni su temi importanti. Molti pensano che sia una scelta di ripiego, il personaggio non ha grande carisma. Ma in effetti non deve averlo, per la posizione che ricoprira': dev'essere semplicemente un buon diplomatico e tenere i nervi saldi. Chi meglio di un belga, messo alla prova del governo nell'eterna e sfibrante guerriglia tra sfigati fiamminghi e valloni?

E D'Alema, in tutto questo? Scalzato da una ministra inglese. Buon per lei, alla quale probabilmente non frega nulla di fare la ministra degli esteri dell'Unione, difatti il suo nome non era mai circolato nelle scorse settimane, e' il classico riflesso dell'atteggiamento inglese di menefreghismo assoluto per l'Unione, menefreghismo con il britannico piede dentro per non perdere il potere di lobby, i rapporti di business eccetera. Il punto debole della candidatura di D'Alema era, a quanto si legge, il sostegno di Berlusconi. Se mi candido a direttore dello zoo e mi faccio sostenere dal leone, ho qualche chance, se mi faccio sostenere dal maiale faccio semplicemente ridere.

Circolava voce, nei giorni precedenti la nomina, che, in cambio del sostegno alla candidatura di D'Alema, Berlusconi avrebbe preteso l'approvazione dell'ennesima legge che lo salva dai processi. Legge troppo indifendibile, il Partito Democratico ha negato l'approvazione e Berlusconi ha scaricato la candidatura al suo destino di deriva. Non mi risulta che D'Alema abbia troppo piagnucolato per la nomina non avvenuta. E' un segno in piu' che Berlusconi sta per finire e la sinistra, D'Alema in testa, si prepara in forze a raccogliere quel che e' rimasto del governo dell'Italia. Quel che e' sicuro e' che non e' affatto pronta. Berlusconi e' il suicida sull'orlo della rupe. Al momento sembrano in molti a volergli rifilare il calcio in culo finale: Di Pietro, Fini, Casini, Facebook, le zoccole, la magistratura. Non il PD. "Deve continuare a governare", dicono, "deve risolvere i problemi degli italiani". Puo' darsi che l'Italia sopravviva a Berlusconi. Di certo la sinistra, sotto il suo basso impero, e' morta e sepolta. E non resuscitera' dopo tre giorni.

2 commenti:

andima ha detto...

davvero bel post!
la frase "Se mi candido a direttore dello zoo e mi faccio sostenere dal leone, ho qualche chance, se mi faccio sostenere dal maiale faccio semplicemente ridere" e' una perla

FrancescoA ha detto...

A quanto pare e' esattamente l'opposto.

Martin Schulz:
«Il governo italiano non ha mai ufficialmente proposto il nome di D'Alema. Questo è un fatto». Se Berlusconi e Frattini davvero lo appoggiavano, chiede Schulz, «perché non l'hanno fatto?». «Mi risulta - rivela il presidente dell'eurogruppo socialista - che Berlusconi abbia contattato alcuni primi ministri conservatori per chiedere di far cadere la candidatura di Massimo». Schulz difende invece l'impegno del pse su D'Alema. «Per noi Massimo D'Alema è stato il candidato favorito fino all'ultimo. Ma quando giovedì dopo pranzo si è riunito il pre-vertice dei capi di governo socialisti si è entrati in una logica intergovernativa e non c'è stata maggioranza per Massimo».